ALESSANDRO REGGIOLI THE DREAM OF FLIGHT

September 13, 2003

 

Galleria Pananti 

Palazzo delle Selline, Milano

23 Settembre - 24 Ottobre 2003

The dream of flight expresses the desire to search a harmony, to rise towards other lands of thought and of feelings, but it is also the consciousness of a limit, of the possibility of a fall which in any case await the human being in the alternate events of his existence.

Nevertheless of such a dream, of such a utopia, we cannot do without. Especially when we approach art, which is the making in the ceaseless tension towards something able to transcend the individual. In short, it is a project of thought and flesh affirming itself, in spite of all, which wants to dash in the risk of the future safeguarding the emotions of the present and making the past to pulsate again, in its bequest of praxis, of thoughts and so on.

Were not Daedalus and his son Icarus architects and sculptors however? And Daedalus, was he not the one to, in the euphoria of flying, ignore the limit – the danger represented by the heat of the sun- and to fall?

Icarus goes towards death because he is made brave and happy by the discovering of a mean, of a technique prepared by his father, which made his unique experience possible. What spoils him is just the total abandon to dream, forgetting that it is something fragile and temporary, yearning day-dreaming  that can go into pieces in any moment in the actual danger of the flying itself.

 

Well, the young Florentine painter Alessandro Reggioli has, just to start, the merit of having boarded the dream of art, knowing it is just a non-stop flight, that this is a journey whose preparations could even last forever and whose aim could also be in continuous flight, unreachable and vain like the appearances of fantasy. He made this without picking one of the many shortcuts offered by some contemporary art, and starting from the sense of necessity not to ignore the past and to completely regain possession of the craft dimension of the artistic work. From this a way of making in which painting and sculpture, artisan manual ability and formal research, various materials like iron, paper etc. and colours, restless interact, against every pseudo-specialization; so that Reggioli is also mentioned as a “paint-sculptor”.

Some kinds of dripping in Reggioli have their origin just in his not being afraid of showing a proud contiguity with the artisan process and to show the working stratifications of the painting in time: the stages of realization are marked by several layers and these, in the variety of colours, intend to give dynamism to the picture that often, and not casually, expands into a triptych or a polyptych. 

Besides those signs of rationality, there is also the presence of dream. This is shown by the fantastic, estranging, Reggioli’s favourite, objectivity especially by the typical airscrew airplanes, biplanes from the past that, on the background of colours between the pasty warm of the umbers and the icy white, express a feeling mixed between indifference and ironic tenderness and in this way they give a dreamy substance to the visible matter. A similar, clear contraposition between rational and irrational and such a trespassing of the material in the immaterial risked however to prove too reductive, too ‘aerial’ and light, precisely. In fact what is dream without the complex perception of its limits? This way the young Reggioli has tried to give more substance to his painting, leaving more space to his imagination and to his anxieties, to shadows enigmatically recalling also something else but the insubstantial dream.

What are those flying creatures of the last pictures? What is their real nature? Are they kites or animals? Ancient animals, if not prehistoric, or bats seen like through an out of focus lens? Are they simple inventions or creatures from the vegetal world?

The hybrid indicates that Reggioli needs and wants to continue his flight, but also to amplify its range and meanings, knowing, like Tennyson said, that “dreams are real until they last, and are we not living in dreams.

 

  IL SOGNO DEL VOLO

 

  di Daniela Marcheschi

 

        Il sogno del volo esprime il desiderio di ricercare un'armonia, di ascendere verso altri territori del pensiero e dei sentimenti, ma è anche la consapevolezza di un limite, della possibilità di una caduta che attendono comunque l'essere umano nelle alterne vicende della sua esistenza.

        Eppure di un simile sogno, di una simile utopia, non possiamo fare a meno. A maggior ragione quando ci si avvicina all'arte, che è un fare nella tensione incessante verso qualcosa capace di trascendere l'individuo. In breve, è progetto di pensiero e di carne che afferma sé stesso, nonostante tutto, che vuole slanciarsi nel  rischio del futuro salvaguardando le emozioni del presente e facendo ripalpitare il passato, nel suo lascito di prassi, di pensieri e via dicendo.

        Dedalo e suo figlio Icaro non erano del resto architetti e scultori? E Icaro non è colui che, nell'euforia del volo, ignora il limite - il pericolo rappresentato dalla forza del calore del sole - e precipita?

        Icaro va incontro alla morte, perché è reso ardito e felice dalla scoperta di un mezzo, di una tecnica approntata dal padre, che gli ha reso possibile un'esperienza unica. Ciò che lo perde è proprio l'abbandono totale al sogno, il dimenticare che esso è qualcosa di fragile e temporaneo, struggente fantasticare che può infrangersi ogni momento nel pericolo concreto del volo stesso.

 

        Ecco, il giovane pittore fiorentino Alessandro Reggioli ha intanto il merito di essersi imbarcato nel sogno dell'arte, sapendo appunto che non fa scalo, che si tratta di un viaggio i cui preparativi possono anche durare all'infinito e la cui meta può anche essere in continua fuga, irraggiungibile e vana come le parvenze della fantasia. L'ha fatto senza cercare fra le tante scorciatoie offerte da certa arte contemporanea, e partendo dal senso della necessità di non ignorare il passato e di riappropriarsi pienamente della dimensione artigianale del lavoro artistico. Da qui un fare in cui pittura e scultura, manualità artigianale e ricerca formale, materiali diversi come ferro, carta etc. e colori, interagiscono senza posa, contro ogni pseudo-specializzazione; tanto che si è parlato di Reggioli come di un "pitto-scultore".                         

        Certe forme di colatura in Reggioli hanno origine proprio dal non timore di ribadire una orgogliosa contiguità col processo artigianale e di mostrare le stratificazioni della lavorazione dell'opera nel tempo: i tempi di esecuzione sono scanditi dai diversi strati e questi ultimi, nella varietà dei colori, intendono infondere dinamismo al quadro che spesso, non a caso, si amplia in trittico o polittico.

        Accanto a tali segni di razionalità, c'è però anche la presenza del sogno. Questa è indicata dall'oggettualità fantastica, straniante, prediletta da Reggioli, in particolare dai tipici aeroplanini a elica, biplani d'altri tempi che, sullo sfondo di colori fra il caldo pastoso delle terre e l'algido bianco, esprimono un sentimento misto fra indifferenza e ironica tenerezza e danno così consistenza di sogno alla materia visibile.                        

            Una simile, netta contrapposizione fra razionale e irrazionale e un siffatto trapassare del materiale nell'immateriale rischiava però di risultare troppo riduttivo, troppo "aereo" e leggero, per l'appunto. Che cos'è infatti il sogno senza la complessa percezione dei suoi limiti? Il giovane Reggioli ha così cercato di dare maggiore sostanza alla sua pittura, lasciando più spazio alla propria immaginazione e alle proprie inquietudini, ad ombre che rimandano anche in modo enigmatico ad altro che il sogno impalpabile.

          Cosa sono quelle creature volanti degli ultimi quadri? Qual è la loro vera natura? Si tratta di aquiloni o animali? Animali antichi, se non preistorici, o pipistrelli visti come attraverso una lente sfocata? Sono mere invenzioni o creature del mondo vegetale?                

            L'ibrido indica che Reggioli ha bisogno e voglia di continuare il proprio volo, ma anche di ampliarne il raggio e i significati, sapendo, come diceva Tennyson, che "i sogni sono veri finché durano, e non viviamo noi nei sogni"?

                   

 

 

 

 

 

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